Internet delle cose – rischio ransomware

Di Internet delle cose se ne parla, in ogni dove, in ogni canale. Sembra un tema estremamente interessante, coinvolge ognuno di noi. Tutti ne hanno già esperienza inconsapevole. Le cose interagiscono fra di loro, è come se prendessero vita, come se acquisissero un comportamento intelligente. E non solo a servizio dell’essere umano, ma anche al servizio degli oggetti stessi!

Credo che il 2017 sarà l’anno di consolidamento delle strategie di utilizzo dell’Internet delle cose nella quotidianità dei consumatori e nella fabbrica 4.0.
In questi giorni il CES 2017 a Las Vegas mostra che ogni azienda legata all’elettronica di consumo ha inevitabilmente adottato la tecnologia dell’Internet delle cose nei suoi prodotti. Così anche il mondo dell’automotive.

Allo stesso tempo il nervo scoperto di questa tecnologia pare essere ancora la cybersicurezza.

Secondo G Data (link) il 2016 è stato un anno molto intenso per Ransomware (malware che prende possesso di un computer criptandone i dati e chiedendo un riscatto al proprietario per riottenerne il possesso). Inoltre si sostiene che “Gli attacchi condotti contro router domestici sono stati solo la punta dell’iceberg”.

Le aziende fornitrici di dispositivi di accesso alla rete Internet dovranno fornire sempre maggiori tutele e sistemi di sicurezza ai consumatori. Consumatori che rischiano di esporre ai pirati informatici l’accesso alla propria smart home, alla propria automobile. Le potenziali conseguenze non solo sono legate alla privacy ma anche alla salute stessa.

E’ necessario che i consumatori acquisiscano sempre più consapevolezza su quelli che sono i potenziali rischi nell’esposizione della propria elettronica verso pirati informatici e su come difendersi.

L’incubo che mi viene in mente è entrare in auto e vedere sul display della radio una richiesta di riscatto per poterla mettere in moto.