L’internet Of Things nel mondo del SoftAir

Fra le persone intorno a me che si interessano di Oggetti Connessi mi sono confrontato con Roberto, che pratica il SoftAir. Abbiamo discusso sugli aspetti dell’Internet of Things che possono essere applicati al mondo del SoftAir e gli ho chiesto di scrivermi qualcosa. Ne è venuto fuori un post interessante.

“ L’obiettivo dell’internet delle cose è di far sì che il mondo elettronico tracci una mappa di quello reale, dando un’identità elettronica alle cose e ai luoghi dell’ambiente fisico.”
wikipedia

Partendo da questo chiaro concetto dell’IOT e rapportandolo alla mia passione per il SoftAir nella sua branca più “reale” e tattica, e cioè quella delle MilSim, acronimo di Military Simulation, sono molteplici i vantaggi che la “tecnologia interconnessa delle cose” può portare nel sempre più diffuso sport del SoftAir.

Si prenda ad esempio il caso di una squadra a cui venga richiesto di raggiungere a delle determinate coordinate un punto X, di eseguire una ricognizione del luogo, scattare delle foto dell’obbiettivo e, quindi, di raggiungere un punto Y per una possibile esfiltrazione.

L’equipaggiamento “standard” che ogni Softgunner sceglie in un’operazione di questo tipo è l’ASG (l’amata replica giocattolo a norma di legge), abbigliamento mimetico adeguato al terreno di gioco, tactitcal vest e zaino per il trasporto di caricatori, acqua cibo in base alla durata della “missione”, radio per comunicare con il comando, macchina fotografica e, per i più organizzati, navigatore GPS e visore notturno (altrimenti una mappa cartacea della zona e torcia elettrica).

Il comando, il cui ruolo è quello di coordinare le operazioni tra le varie squadre e di far accadere al momento giusto determinati eventi per il proseguimento della storia, una volta inviata in “missione” la squadra può “solo” richiedere la posizione attuale della squadra, ad ogni tot tempo, via radio. E poi attenderne il rientro ad operazione conclusa per la visione delle foto dell’obiettivo per esempio.

Grazie all’IOT, e con costi tutto sommato contenuti, una esperienza di gioco di questo genere potrebbe essere portata ad un livello di realismo più alto sia per la squadra che per il comando; si pensi ad esempio a dei tracker gps addosso ad ogni operatore (o a chi fa da navigatore alla squadra) che collegati con il monitor del comando permettano di vedere in tempo reale la posizione e gli spostamenti della squadra, a delle action cam sull’elmetto degli operatori per trasmettere le immagini dell’operazione in live streaming e, perchè no, un drone che mandato in avanscoperta dalla squadra faccia da scout inviando immagini all’operatore che lo comanda.

Con le tecnologie attuali ed un minimo di dimestichezza tecnologica tutte queste cose possono già essere usate; un tracker GPS è sempre nelle nostre tasche, il cellulare; action cam che facciano streaming live anche su youtube sono già in commercio e lo stesso per droni radiocomandati con fotocamera integrata.

La cosa che manca ancora nel nostro paese sono le infrastrutture e la copertura di un segnale per la trasmissione dati in molte aree perchè, purtroppo, noi Softgunner non abbiamo ancora accesso ai satelliti.