Oggetti connessi: Smart Things

Una definizione di oggetti connessi? Dove due o più Smart Things sono connessi fra di loro, e vi è la presenza di una connessione ad Internet, lì c’è l’Internet of Everything.

Si chiamano Smart Tings, e sono le particelle fondamentali costitutive dell’intero universo IoT. Chiunque ne può realizzare e può condividerle o meno con il resto del mondo.
Non esistono prescrizioni sull’omogeneità delle Smart Things, sulla loro natura, finalità, interazione con il mondo reale. L’unica esigenza reale è che siano, in qualche momento, in grado di scambiare dati fra di loro secondo un protocollo comune, che siano di fatto in grado, in qualche momento, di parlare la stessa lingua. E’ questo che fa sì che l’IoT abbia senso per l’uomo.
Il protocollo di comunicazione che si è attualmente imposto nell’IoT è l’MQTT – Message Queueing Telemetry Transport, a cui sarà presto dedicato un post tecnico.
Ogni Smart Thing può essere semplice, complessa nelle sue funzionalità. Può raccogliere dati dal mondo reale mediante sensori, la cui tecnologia evolve quotidianamente, inviarli ad altre Smart Things connesse che li elaborano, li reimmettono nel mondo reale mediante attuatori, o li archiviano in una memoria collettiva nel Cloud, in attesa di essere utilizzati da altri oggetti, o elaborati e interpretati dall’uomo.

Nel suo ciclo di vita un oggetto non deve necessariamente essere connesso sempre alla rete Internet sia per motivi di progettazione che accidentali. Un progettista tiene conto del suo comportamento in ogni situazione possibile.

Un gruppo di oggetti connessi può dar vita a comportamenti complessi, dipendenti dalla modalità con cui questi comunicano fra di loro. Possono attuare una strategia, generare una intelligenza collettiva, una memoria collettiva. E’ possibile dar vita a veri e propri sciami di oggetti connessi, a cui sarà dedicato un post specifico, in grado di attuare comportamenti individuali e di collettività.

Un evento scatenato inizialmente dall’uomo, che dà vita ad un progetto IoT, può poi proseguire in maniera del tutto autonoma, in base al comportamento di ogni singolo oggetto connesso. Certo è che l’idea che un oggetto possa interagire con un altro senza alcun controllo umano, almeno apparentemente, diciamocelo… è strana. Ma viviamo già in un’epoca in cui molto di ciò di cui abbiamo riscontro nel web è frutto di scelte automatiche, di software che interagiscono fra di loro in maniera automatica. Molti tweet ad esempio sono generati da bot in seguito all’elaborazione di informazioni generate dall’uomo, moltissime pagine di siti internet sono generate automaticamente sulla base di alcune regole preimpostate. Altro esempio sono i Ghost Referral sulle Google Analytics.
Non è tutto qui, si potrebbe aprire un capitolo enorme su questo, lo farò.