Sporcarsi le mani

Adoro sporcarmi le mani, seguire un’idea, recuperare gli ingredienti che mi servono e iniziare a mettere insieme le cose. Con l’Internet of Things sporcarsi le mani vuol dire usare componenti elettronici, scrivere codice, usare pezzi meccanici, motorini: tutto materiale di recupero, più qualcosa di acquistato su internet.

E’ entusiasmante quando arriva il momento di scrivere finalmente il programma, trasmetterlo all’oggetto che hai appena assemblato con orgoglio e vedere che prende vita. Sì è vero a volte la sua vita dura pochissimo e termina con un filo di fumo e un pò di odore… e magari l’urlo della compagna che urla “a posto?”. Tutto bene finchè non ci rimetti il portatile.
Ma alla fine sei più ricco. Hai imparato qualcosa. Hai un pezzo in più da aggiungere alla tua prossima sessione di sperimentazione. Sporcarsi le mani ha avuto senso.

In questi momenti due forze titaniche si scontrano: una è quella che dà entusiasmo, che fa sentire onnipotenti, anche solo per un attimo perchè credi di aver creato qualcosa di nuovo. L’altra, altrettanto forte, è quella della frustrazione, hai sbagliato tutto, oppure ti rendi conto che hai creato qualcosa che hanno già creato in migliaia.
Le due forze si contendono la vittoria sul tuo umore, a volte vince una, a volte l’altra.
Credo che se questa strada ti piace le mani te le sporchi volentieri. E la forza della frustrazione sarà controllabile facilmente.
Credo che non vada percorsa da soli, ma che si debbano avere compagni di viaggio con cui condividere nozioni, sogni, informazioni, ridere delle “odorose fumate nere” e trovare soluzioni per far sì che non si verifichino nuovamente.
Con un progetto comune il viaggio diventa una entusiasmante avventura.

All’inizio è Arduino, Raspberry PI, Beaglebone, led, pulsanti, temperatura. Con il passare del tempo e con le esperienze, leggendo, documentandosi, diventa qualcos’altro. Qualcosa di tuo che inizi a padroneggiare con una passione e una leggerezza di cui prima non avevi idea.